Cash pooling nel diritto svizzero
Profili civilistici, societari, economici e regolamentari (cenni) di un sistema di tesoreria accentrata
Avvocato, Partner Studio Legale Kellerhals Carrard Lugano
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Avvocato, Associate Studio Legale Kellerhals Carrard Lugano
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Il cash pooling, se correttamente strutturato, costituisce un prezioso strumento di ottimizzazione finanziaria per i gruppi societari.
In assenza, tuttavia, di una disciplina specifica, la sua implementazione deve avvenire nell’alveo dei principi generali civilistici, societari e regolamentari e sotto l’attenta supervisione degli organi competenti, così da prevenire abusi e minimizzare i rischi legali connessi a questa forma avanzata di gestione finanziaria centralizzata.
La sua legittimità, in particolare, dipende dal rigoroso rispetto di alcune coordinate fondamentali dell’ordinamento svizzero: (i) una corretta qualificazione contrattuale dei flussi di tesoreria (in primis quale mutuo, con eventuale integrazione di elementi di conto corrente); (ii) l’osservanza effettiva del principio di arm’s length per i prestiti upstream e cross-stream oppure, in alternativa, il rispetto dei principi societari a tutela della corretta distribuzione di utili e del divieto di rimborso di capitale; (iii) la salvaguardia dell’autonomia patrimoniale di ciascuna società mediante adeguati limiti interni, sistemi di reporting e clausole di uscita dal pool; (iv) la costante verifica della compatibilità del meccanismo con la normativa bancaria e antiriciclaggio; e (v) la predisposizione di clausole che consentano la pronta sospensione del pool all’avvicinarsi dello stato di crisi di una partecipante, così da evitare revocatorie e responsabilità concorsuali.
Solo un’impostazione contrattuale e organizzativa rispettosa di tali principi consente infatti di coniugare l’efficienza economica dello strumento con l’esigenza di protezione dell’autonomia e del capitale sociale, di tutela dei creditori e della stabilità del sistema.