L’obbligo di informazione in ambito medico
Prassi e sviluppi giurisprudenziali del consenso informato (nonché di una finzione per giuristi)
Avvocato, Studio 1896 SA (Lugano)
L’articolo ricostruisce e analizza in chiave critica l’obbligo d’informazione del medico, seguendone l’evoluzione giurisprudenziale - dal riconoscimento del consenso informato (TF 1973-1980) alla sua elaborazione dottrinale e cantonale - e collocandolo entro le basi legali del diritto privato (con particolare riferimento agli artt. 28 CC e 394 e segg. CO), del diritto pubblico e dei codici deontologici. Viene poi analizzato il contenuto dell’informazione, articolato in sette ambiti: diagnosi, prognosi, terapia, rischi, alternative, autore dell’atto, condotta terapeutica, cui si aggiunge il dovere di chiarezza sui costi. Particolare rilievo assumono la "Stufenaufklärung" (modulo scritto più colloquio personalizzato) e la tempistica. Seguiranno i limiti: il privilegio terapeutico, da confinare a casi ultraeccezionali; la rinuncia (espressa o tacita) del paziente; la medicina quotidiana e il paziente già informato. In ultimo si metterà in guardia dai rischi di “disinformazione per sovraccarico” e si evidenzierà come il consenso informato resti spesso una “finzione giuridica”: molti pazienti ricordano appena un terzo delle spiegazioni ricevute e decidono più per fiducia e speranza che per reale comprensione. Da qui la proposta di superare il modello di consenso per approdare a quello di “scelta libera e informata”, che valorizzi effettivamente l’autodeterminazione del paziente.